Tramvia, si o no?

ToscanaOggi
17 febbraio 2008

 

Domenica 17 febbraio, Firenze si pronuncerà sulla tramvia. Un progetto che trasformerà profondamente il capoluogo toscano, cambiando il modo di muoversi non solo dei fiorentini, ma anche delle migliaia di toscani che ogni giorno si riversano a Firenze. Nella nostra redazione abbiamo ospitato un confronto tra il vicesindaco di Firenze Giuseppe Matulli, assessore al traffico e alle grandi infrastrutture, Luciano Ghinoi, urbanista ed esponente dei comitati cittadini che si oppongono alla tramvia, e Tito Arecchi, che insieme ad altri docenti dell’Università di Firenze ha brevettato un sistema di «micrometropolitana» (nella foto il nostro forum).

TOSCANAOGGI: Al professor Arecchi, che ha ideato il progetto di una «micrometropolitana» per Firenze, chiediamo se esiste la possibilità, come soluzione intermedia, di una integrazione tra la sua proposta e la tramvia.

 

ARECCHI: Ci sono diversi elementi a favore di un sistema di trasporto pubblico sotterraneo. Primo, la «terza dimensione», quella sotterranea, è una risorsa da conquistare e questo lo si sa fin dal 1995 quando si fece il brevetto della micrometropolitana con l’Università di Firenze, che infatti faceva parte del programma di Morales. Poi Morales perse le elezioni e la cosa venne messa a tacere. Con il sistema a talpa, oggi, si potrebbe scavare una rete di percorsi sotterranei con diametro attorno ai 4 metri, senza creare nessuna interferenza con la vita di superficie. I cantieri della tramvia dureranno per un tempo molto lungo: gli esercizi commerciali del centro andranno fuori business e alla fine dei lavori, tra un po’ d’anni, rivedremo gli stessi esercizi in mano a cinesi, ad americani perché i fiorentini saranno falliti nel frattempo. La seconda cosa da considerare è che i costi di realizzazione per km delle due proposte sono all’incirca equivalenti. La terza cosa è il flusso: a parità di capacità dei convogli, con una velocità commerciale cinque volte superiore, il flusso di passeggeri della micrometropolitana è cinque volte più alto. Il punto successivo è quello dei costi di gestione: essendo il micrometro a guida automatica, ha costi molto minori. Dal punto di vista immediato – anche se non toccherebbe a me dirlo, perché è un argomento squisitamente politico – non penso che ci sia un danno per le ditte appaltatrici, in quanto le stesse ditte che non fanno una cosa ne possono fare un’altra. Tutte le città di dimensioni di Firenze di solito sono pluriservite. Io non sono contro la tramvia, ma sono per una tramvia che non alteri il centro storico, che non metta in crisi centinaia di esercizi commerciali e soprattutto con tempi di transito ragionevoli per mettere davvero l’auto da parte.

 

ARECCHI: Non è vero che non esistono prototipi del micrometro. Già nel 1995, quando presentai la proposta, il mio collega prof. Chiarugi mi portò a vedere il collettore fognario scavato a talpa nella zona delle Piagge: era una galleria dello stesso diametro di quella necessaria per il micrometrò, realizzata senza creare disagi ai cittadini. Per quanto riguarda le vetture, c’è un prodotto dell’Ansaldo-Breda che si adatterebbe perfettamente a questo tunnel. Quindi è tutto già sperimentato.

 

ARECCHI: Nel confronto tra la nuova tramvia e quella che esisteva prima a Firenze ci sono due parametri diversi: prima di tutto lo scartamento. Quello attuale è di 1,435 metri – lo stesso del treno – contro il metro o poco più di prima. Poi la lunghezza delle vetture, 32 metri contro i 10 dei vecchi tram di Firenze. Mi fa molto piacere che Matulli sia aperto a considerare anche la risorsa del trasporto sotterraneo. Io dico tramvia sì, ma quale tramvia? Non c’è nessun bisogno di fare un intervento traumatico in centro, quando si può fare nel sottosuolo. Giustamente Matulli diceva: non prendo la metropolitana in San Marco per andare al Duomo. Ma si potrebbe allungare la micrometropolitana su quell’altro asse contestato che è l’asse Statuto-Careggi. Non si tratta di essere affezionati a degli schemi ma di confrontare con molta serenità le opzioni.

 

Articolo intero